Note tecniche
QR, RFID e GS1 Digital Link: come identificare un singolo articolo
Il codice a barre EAN che si trova su quasi ogni prodotto identifica un modello: tutte le camicie bianche taglia 40 di quell'articolo hanno lo stesso codice. Per sapere dove si trova e cosa è successo a una camicia serve un identificativo per singolo esemplare. Questa nota confronta i supporti possibili e spiega come lo standard GS1 permette di non scegliere tra un codice interno e uno riconosciuto da tutti.
Identificativo, supporto, sintassi
| Identificativo | Il dato che distingue l'oggetto: un codice interno, oppure un GTIN più un numero di serie (in GS1: SGTIN). |
|---|---|
| Supporto | Dove il dato è scritto: codice a barre lineare, QR code, Data Matrix, tag RFID, chip NFC. |
| Sintassi | Come il dato è codificato nel supporto: stringa semplice, URL, elementi GS1, EPC binario. |
Conviene decidere prima l'identificativo e poi il supporto: l'identificativo resta per tutta la vita dell'oggetto, il supporto si può cambiare o affiancare.
QR code: letto da qualsiasi telefono
Un QR stampato su un'etichetta adesiva o su un cartellino costa pochi centesimi, si stampa con una normale stampante di etichette e si legge con la fotocamera di qualsiasi smartphone. Se contiene un URL, la lettura apre direttamente la scheda dell'oggetto nel browser.
I limiti: serve vista diretta, si legge un oggetto per volta, e un inventario di mille capi richiede mille gesti. Per un negozio con qualche centinaio di articoli o un laboratorio è sufficiente per cominciare.
RFID UHF: letture di più oggetti insieme
I tag RFID passivi UHF (protocollo EPC Gen2, ISO/IEC 18000-63) si leggono a qualche metro di distanza, senza vista diretta, a decine o centinaia al secondo. Un lettore portatile passato lungo uno scaffale fa l'inventario in pochi minuti; un varco al ricevimento conta un cartone senza aprirlo.
Costano di più, sia i tag (nell'ordine di qualche decina di centesimi) sia i lettori, e richiedono attenzione su metalli e liquidi. Nel tessile sono ormai lo standard dei grandi gruppi, spesso con il tag cucito nell'etichetta di composizione o inserito nel cartellino.
Nel tag l'identificativo è scritto in formato EPC, tipicamente SGTIN-96: prefisso aziendale, codice articolo e numero di serie in 96 bit. È lo stesso dato del QR, in un'altra sintassi.
GS1 Digital Link
GS1 Digital Link è lo standard che scrive gli identificativi GS1 sotto forma di URL web:
https://id.esempio.it/01/08012345678901/21/A7K2M9
Il segmento 01 introduce il GTIN (il codice EAN portato a 14 cifre), 21 il numero di serie. Lo stesso QR quindi:
- aperto da un telefono, porta alla pagina del prodotto o alla scheda dell'esemplare;
- letto da una cassa compatibile, fornisce il GTIN come un EAN tradizionale;
- letto da un sistema interno, identifica il singolo oggetto.
GS1 ha fissato con il programma "Sunrise 2027" l'obiettivo che i punti cassa accettino i codici 2D entro la fine del 2027. È anche la strada più naturale per il supporto del Passaporto Digitale di Prodotto.
Come si combinano in pratica
Non è una scelta esclusiva. Un'impostazione che funziona su scale diverse:
- si parte con un codice interno corto in un QR, come fa oggi Asset Record, per mettere ordine nei processi;
- dove esiste un GTIN, il QR diventa un GS1 Digital Link con GTIN e seriale, senza cambiare la scheda;
- dove il volume lo giustifica, si aggiunge un tag RFID con lo stesso identificativo in formato EPC, e il QR resta come lettura di riserva e per il cliente.
In tutti e tre i casi la scheda e il suo identificativo restano gli stessi; cambia il supporto con cui si legge.