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Note tecniche

Passaporto Digitale di Prodotto: cosa serve davvero ai dati

Regolamento ESPR · ottobre 2026

Il regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR, Regolamento UE 2024/1781) è in vigore da luglio 2024. Tra le altre cose introduce il Passaporto Digitale di Prodotto, o DPP: un insieme di informazioni sul prodotto raggiungibile da un supporto fisico applicato al prodotto stesso.

Questa nota lo considera dal lato dei dati: quali dati servono, dove stanno oggi in una piccola impresa, e cosa si può preparare senza aspettare i dettagli normativi.

Tempi e settori

Il regolamento è un quadro: i requisiti concreti arrivano per gruppo di prodotto, con atti delegati successivi. Il piano di lavoro della Commissione mette il tessile e l'abbigliamento tra i primi gruppi. L'atto delegato per il tessile è atteso non prima del 2027, e gli obblighi si applicheranno dopo un periodo di transizione.

Le date esatte e l'elenco dei dati obbligatori dipendono dall'atto delegato. Quello che segue è la struttura comune, già definita nel regolamento.

I quattro elementi del passaporto

Identificativo univocoDistingue il prodotto. A seconda dell'atto delegato può riferirsi al modello, al lotto o al singolo esemplare.
Supporto datiIl vettore fisico che porta all'identificativo: tipicamente un QR code, eventualmente NFC o RFID. Deve essere conforme a standard aperti.
ContenutiInformazioni su materiali, composizione, origine, sostanze, istruzioni d'uso e manutenzione, riparabilità, fine vita. Con livelli di accesso diversi per consumatori, operatori e autorità.
RegistroUn registro europeo degli identificativi, gestito dalla Commissione, collegato ai controlli doganali.

Dove stanno questi dati oggi

In una piccola impresa di moda o artigianato i dati necessari di solito esistono già, ma sono sparsi: la composizione è sull'etichetta cucita e nella scheda del fornitore, l'origine è nel DDT o nella fattura, le lavorazioni sono nella memoria di chi le ha fatte, le riparazioni non sono registrate da nessuna parte.

Il passaporto non richiede di inventare dati nuovi. Richiede di averli strutturati, collegati a un identificativo e aggiornabili lungo la vita del prodotto.

Cosa si può preparare oggi

  1. Un identificativo per oggetto. Anche se l'atto delegato chiederà solo il modello, un identificativo per esemplare comprende tutti i livelli superiori. Il contrario non vale.
  2. Un supporto aperto. Un QR con URL, meglio se in formato GS1 Digital Link, è leggibile da chiunque e non lega a un fornitore.
  3. Dati strutturati alla fonte. Fornitore, codice articolo, composizione e origine registrati al ricevimento, quando il documento è sul tavolo, non ricostruiti dopo.
  4. Una storia degli eventi. Lavorazioni, riparazioni e resi registrati sull'oggetto: sono esattamente le informazioni sul ciclo di vita che il passaporto vuole rendere visibili.
  5. Dati esportabili. Il passaporto sarà probabilmente pubblicato tramite servizi terzi. Avere i dati in un formato aperto e documentato evita di doverli reinserire.

Uso dei dati prima dell'obbligo

Gli stessi dati che serviranno al passaporto servono subito al lavoro quotidiano: controllo della merce in arrivo, inventari, disponibilità tra sedi, storia delle riparazioni. Raccoglierli per la gestione corrente significa avere la base del passaporto già disponibile quando l'obbligo si applicherà.

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